L’AMORE NON E’ UN PIRIPI’
Il CD audio “L’amore non è un piripì” è stato presentato in prima nazionale il 30 maggio
2004 all’interno della rassegna”Malati di niente”, durante la manifestazione
conclusiva, la festa “sulle tracce dell’inaudito e dell’invisto”.
Esso contiene la lettura di 34 poesie di utenti del
DSM di Jesi, compiuta da Luca Violini, importante e
nota voce del doppiaggio cinematografico, televisivo e radiofonico, con
l’accompagnamento musicale di Gabriele Esposto. Le poesie, secondo l’ideazione dello stesso Violini, sono distribuite e scandite in 6
momenti di un’ipotetica giornata(alba, mattino, pomeriggio, tramonto, sera,
notte), durante cui si compie un viaggio fra le emozioni, le sensazioni, le
suggestioni, le visioni, i pensieri, suscitati dalle composizioni di 7 poeti.
La loro trascrizione ora sul primo inserto di Capo horn
secondo il copione stesso
del CD, vuole sottolinearne la validità artistica e la capacità
di coinvolgimento, caratteristiche che ovviamente erano già state rilevate dai
curatori della raccolta.Non a caso ilCD sta avendo una grande
risonanza,
anche al di là dei
confini nazionali.
TESTO FEDELE DEL CD:
L’ALBA
(pendola, poi macchina da scrivere)
Eh già…L’amore non è un piripi…Fu allora che decisi di partire…Carta e penna, ero
sicuro, di questo unico bagaglio
Avevo bisogno, per
intraprendere il mio viaggio… forse volevo vivere, o forse volevo semplicemente
sognare, o magari
Solo raccontare appunto che l,amore non è un piripi…
(mare con gabbiani rumore di passi in riva al mare, che si fermano ogni volta che viene letta una poesia, come fossero pensieri)
1)
Io sono
Me qui
Uomo
PERSONA
Ragazzo
Vecchio
Giovanotto
Studente
Questo
Mi
In
Con
Su
Per
Tra
Fra
Articoli
(Io sono, Andrea Caprari)
2)
Un uomo è come
una sensazione
Come te lo spieghi?
Come si spiega
E che evento è?
Appartiene a chi?
( Un uomo è come una sensazione, Andrea Caprari)
3)
Sono nato dal
numero zero
E sono arrivato al 2.
I vecchi dicono
che il tre non esisterà mai.
Ma per
arrivare dove sono
io ho passato il numero uno
e siccome
adesso sto al due
forse, forse arriverò al tre
( Forse forse il
tre, Umberto Paoloni)
( interno stazione, rumore di fondo, passi che corrono,
poi si fermano improvvisamente)
4)
Perché continuare sempre a parlare
quando la lettera i, non la lettera i
ma soprattutto la lettera a
non è stata nemmeno pensata
e non è apparsa sulla punta della lingua
di qualcuno?
Qualcuno l’avrà pure pensata
ma era colpevole.
E’ meglio allora stare zitti!
( E’ meglio stare zitti, Umberto Paoloni)
( Il rumore della stazione di fondo si interrompe
bruscamente, si sente il rumore interno del treno, che sta viaggiando, poi
lentamente entra la musica)
IL MATTINO
5)
Quando
mi accorsi di te
I miei sensi vissero sussulti
Sbalzi
Tonfi
Infinite emozioni.
Collassò il cuore
Sentii il tuo profumo
Udii la tua
voce, vidi il tuo corpo
Assaporai la tua dolce bocca
Toccai il tuo volto.
I sensi, tutti, mi dissero:
è amore.
(I sensi, Rachele Mancinelli)
6)
Si, lo so
vorresti vedere i miei occhi.
Ah si, gli occhiali
Perché credi che li porti?
Già gli sguardi
Feriscono
Ingannano
Scrutano indiscreti.
In me non può entrare
chiunque.
Ecco perché porto gli
occhiali.
(Gli occhiali, Rachele Mancinelli)
7)
Mamma dice male
di nonna con babbo, di babbo con nonna
Nonna dice male di babbo con
mamma, di mamma con babbo.
Babbo dice male di mamma con
nonna, di nonna con mamma.
Babbo, nonna, mamma dicono male di mio fratello con me.
Mio fratello dice male di
babbo con mamma e nonna,
di nonna con babbo e mamma, di mamma con babbo e nonna.
Nonna dice male della gente
con me, babbo e mamma.
Mamma dice male della gente
con me, babbo e nonna.
Babbo dice male della gente
con mamma e nonna.
Mamma tramite babbo e nonna,
nonna tramite babbo e mamma.
(Casa dolce casa, Rachele Mancinelli)
8)
C’è il grigio del
fumo che non sale.
Vorrei che una sigaretta mi
aiutasse
Ma invece mi toglie il fiato.
Il posacenere si riempie
E io collasso straboccante
Di inquieta fame di aria pura.
Con una sigaretta avveleno
Il veleno dei dolori ansiosi
E schiava del fumo
Libero le angosce.
A volte la mia camera
È fumo e cenere
Come lo è la mia vita.
Aspetta,
accendo una sigaretta
In qualche modo dovrò pur
spegnere
Il dolore. Non credi?
Io no, ma sono brava ad
ingannarmi.
Fumo e cenere
Cone lapilli vulcanici
Di un vulcano interiore
Alimentato dal dolore.
Cosa rimane di una sigaretta accesa?
Fumo e cenere
Cenere e fumo negli occhi
Gonfi di lacrime
(Sigaretta, Rachele Mancinelli)
9)
Un giorno sono
andata a visitare l’ospedale, ho salutato diversi
uomini
tra cui anche il radiologo. Il suo cuore ha
detto: “Che mi venga un colpo!”
In un altro giorno di visita
ho incontrato l’infermiere Silvano e gli ho chiesto:
“ Silvano, lavori?” Mi ha
risposto di si. Poi gli ho domandato:
“Che fai, metti in stasi ?”
Lui mi ha risposto : “ mmm…..”
Poi gli ho chiesto ancora:
“ Muoiono in tanti, questi
anziani?
E Silvano: “ Qualcuno ne rimane”. Poi ci siamo
salutati.
(Visite all’ospedale, Andrea Caprari)
10) Nasceva
il germoglio di un seme
che piantai in quel mondo che era mio.
Non volevo che nessuno lo
vedesse.
io ero troppo chiusa in un
silenzio
ancestrale, eppur non nefasto
dai guanti di porpora,dove nessuno entrava
né sibilava frasi e brandiva aculei per ferirmi.
Era il mondo sotterraneo
dai colori vividi e vivi
veri e veritieri
dove nulla se non la pace
regnava.
Sono anni che nel mio mondo
sotterraneo
decollano sogni che nascono
per vivere.
(Mondo sotterraneo, Rachele Mancinelli)
(il treno si ferma, rumore di stazione, il poeta scende e
a passo veloce ripassa in mezzo alla folla)
11) Io
sono Ossedrizato
Io
sono Elsogidrato
Elsodridato
son io
Io
sono Elsodidizato
Io
sono Elsodidizadro
Il
Pluviardo
Il
catechismo si potrebbbe chiamare
L’appreselidemide o mideappreselide
Oppure,
meglio ancora: Mideapprelime
Aprissimilizine.
(Ossedrizato, Andrea Caprari)
(silenzio improvviso)
IL POMERIGGIO
(rumore di campagna con uccellini, cicale, un piccolo
torrente, poi entra piano la musica)
12) La vigliaccheria della depressione di notte aumenta
troppo:
mentre dormo io scompaio e non vedo niente
e in più non sogno e posso morire questa notte stessa
trentacinquenne, troppo presto
Al mattino, vigliacca com’è la depressione
Invece mi manda la paura
Quella di restare invisibile dentro il letto
E di scavalcare il mondo.
Io non so quanto valgo io e quanto valgono gli altri
Ma per fortuna mi dà la spinta
di andare sotto la doccia.
Di giorno la depressione è bassa e piano piano scompare.
All’ora di pranzo ho un forte umore e coraggio
Che mi fanno rivedere i sogni della notte che non ho
sognato
E sono veramente felice.
Quando ritorna la notte riprende la vigliaccheria
Ma io spero che prima o poi
scomparirà
Perché sarà meglio così
Perché mi risveglierò qui dentro, io e Luca col pizzo
Mio compagno di camera, buono.
(La
vigliaccheria della depressione, Umberto Paoloni)
13) Però,
che bella età avere 36 anni!
Ma quando
ce n’avevo di meno, stavo ancora meglio.
Studiavo , lavoravo, andavo con la vespa a Montecarotto
A comperare quattro stecche di sigarette
Ma
questo matto ha allagatoil garage di casa e ha rotto
il bicchiere
Il
bicchiere si e la bottiglia no, perché si è salvata
Ma il
bicchiere ha portato sfortuna.
E li dentro alla cucina è cambiato tutto e non è più uguale a
prima.
Ma
se adesso dal papà mio prendessi i suoi anni
Io
avrei 89 anni e allora sono vecchio
Fumo
e mi riposo.Però
c’e speranza
Perche la
bottiglia non si è rotta!
(Gli anni della mia vita, Umberto Paoloni)
14) Talora
mi si chiedeva di un sogno
Qualcosa che ricorreva anche solo a
tratti nella mia mente.
Di
lì a riuscire a dire, era solo discernere le immagini
Dal
plagio del silenzio o la resa che ne derivava.
I
miei sogni… Punti di sospensione
Forse
di ciò che rimaneva e perpetuava nel mutuo restare.
Sogni?
O si, sogni…
Giostra
stupenda, alquanto effimera, ma mai inutile.
Se io non avessi avuto sogni, sarei restata solo donna
Così
invece di dire: vorrei che…
Io
chiudo gli occhi, ed ecco che tutto è come vorrei.
Divengo
ad un tratto donna, dal profilo d’ angelo serio
E vivere
è solo gioia, anche se a volte triste.
Poter
baciare i miei sogni è possedere tutto ciò che desidero.
Anche
gli scherni di chi mi
deride divengono nebbia che poi si dirada.
Così
quando talvolta mi si chiede di un sogno, io rispondo… Rachele.
(
Quando mi si chiede di un sogno, Rachele Mancinelli)
15) Bisogna
vedere
cosa significa
“pazzo”.
Poteva il Signore poter voler dire
che la pazzia
non esiste veramente
ma soltanto
nella condizione dell’istante.
Chissà cosa causa nell’uomo
l’idolatria?
(Bisogna vedere, Andrea Caprari)
16) A
grandi cerchi
Due mosche fendono l’aria
In questo tenue sole d’agosto.
Come vorrei
forare d’un colpo l’universo
E trovarmi di incanto
Meravigliante riflesso.
(Luce di agosto, Giuseppe Mancia)
IL TRAMONTO
(entrano il vento e molto leggeri i grilli, sopra il torrente,
gli uccellini, etc. poi entra piano la musica)
17) Sul
mio cervello!
Ho
una goccia!
Una goccia di ferro!
( Sul mio cervello, Andrea Caprari)
18) Infatti
uno prende decisioni molto lente
Per approvare i propri consigli.
Addirittura lentamente si dirige
Sui fatti della giornata con lentezza
Di sicuro con il sapore di lenticchie
Che si sono
mangiate lentamente
In un quarto di secolo e non in un
quarto d’ ora.
Destando poi lento stupore sui fatti
della giornata
Nella sua fabbrica di lenti a contatto
Legge lentamente a suo figlio la tartaruga
Un lento essere che si dirige anche esso
Su fatti della giornata ogni addì sera.
Tutta la famiglia va digerendo le lenticchie
E la lumaca va via leggendo con le lenti a contatto
Lungo la serata durante la quale la tartaruga
Il
figlio della lumaca non ha fatto nient’altro
Che
digerire il tutto quanto, già digerendo
(Quell’essere spregevole chiamato
lumaca, Umberto Paoloni)
19) Non
vuole che si fumi in casa
Non vuole che si vada a spasso
Vuole sempre il dottore
Vuole che beva poco
Vuole che non dorma
Vuole che lavori
Vuole che tutti lavorino
Vuole che tutti stiano bene
Vuole che prenda le medicine
Vuole che tutti passino le visite di controllo
Vuole che tutti non fumino
Vuole mangiare a
orari
Vuole mangiare a
orari
Vuole gli assistenti
Vuole la protezione civile
Vuole il prefetto
Vuole la polizia
Vuole i controlli
Vuole che non si prenda freddo
E poi si
contraddice.
No!
Vuole un mondo perfetto
(Mio padre il Gesù Cristo, Andrea Caprari)
20) Quando la nebbia scenderà
Sulla radura
Non ascoltare le grida del cormorano.
Quando un
alito di vento
soffierà
sulla radura
socchiudi
gli occhi
e immagina lande
senza fine.
Quando la
musica del liuto
Animerà la radura
Inizia a ballare.
Quando
nella radura
Ci sarai tu con te stesso
Contempla il tuo animo.
Allora sarà già tramonto
E il
cormorano volerà
Nel sole
Verso l’ignoto abisso
Di un cielo terso.
(La radura, Rachele Mancinelli)
21) Sapete,
un tempo non mi sentivo più il mio sedere.
Era finito nella pianta dei piedi, a
sedere di faccia.
E le mie mani
erano torturate.
Le mie ossa oggi sono incrinate,
spezzate.
Le ossa però anche se torturate, sono
ancora ginniche.
Le mie mani battono
nel muro, il mio stomaco è una fogna o no?
La mia faccia è come
le mie pene.
Ho il mio culo nello stomaco, le mie pene nelle mani.
(Un tempo, Andrea Caprari)
22) Il
volare è una allucinazione dell’uomo
Il potere è un’insufficienza dell’uomo
La vita è come una sorpresa
Il morire è un’inconsapevolezza
Il giocare è un tormento
Star male è un non ricordarsi di sé.
(Volare, Andrea Caprari)
23) Signore
levami da torno
Ho il tuo occhio malato
Signore ho il tuo amore ferito
Levami dai guai
Signore ho il tuo battito del cuore colpito
Perché mi hai
colpito?
Io non ti ho offeso mai Signore!
Signore eri tu sorpreso
Signore sei stato cattivo
Perché ti sei
impaurito?
Tira via ad ammazzarmi
Sennò prendo
il vizio di campare.
(Argomenti al Signore, Andrea Caprari)
(ritorna la folla della stazione e il poeta, correndo verso il
treno dice…)
24) Ci
hanno messo
Come porci.
Mangiamo
Beviamo
Ci riposiamo.
(Ci hanno messo, Andrea Caprari)
(rumore del treno mentre sta viaggiando)
LA SERA
25)Non
sei la mia metà, sei il settanta per cento!
Anche cieco
sarei il più felice del mondo
Perché io ti
sento, io ti ascolto.
Sempre ventenne, di me più giovane,
sempre ventiduenne.
Scompari un giorno solo e smarrisco l’umor
Riappari ed esplodo.
Quelle gite in bicicletta e quelle
partite a football
Mi sembrano un sogno.Come fu fremito divino
Quando
tornasti dal militar servizio
E quando
partisti, fui bravo a non crollarti affosso, in pianto.
Quanto sei
giovane, quanto sei forte, quanto sei bello,
giocarello
di tutti,sei l’aria che respiro.
Per forza, sto sempre al settimo cielo
Con un fratello come te,dimentico euforico pure Cristo.
(Fratello, Nello Mimmotti)