Era
durante il fine settimana di un’estate quando m’intrigai
in una storia a dir poco strana. Ricordo che faceva un gran caldo per cui io e il mio amico Boldo decidemmo di evadere, per una sera, di uscire fuori dal gruppo. L’idea di andare al Pistoia Blues ci venne non so come, né perché e questo ci gasò ancora di più. Arrivammo che era ormai notte, nemmeno un cavolo di stella a farci da guida. Chissà perché, quando le stelle ci servono davvero – buone stelle – non
ci sono mai! E
poi, a Pistoia, dovevamo trovare il posto, ma in giro non c’era
nessuno a cui chiedere. Alla
fine una scritta a caratteri cubitali, luci stratosferiche mostrano,
inequivocabilmente, che l’avevamo trovato, finalmente, il “Pistoia Blues”:
una vera illuminazione! La
fortuna continuò ad assisterci perché trovammo subito
un buon parcheggio. Gagliardi ci precipitammo verso l’entrata,
anche se non si vedeva un bel niente: eravamo senza paura e senza
paura entrammo in quel buio. La
musica ancora non era iniziata, ma l’oscurità era comunque piena di voci, sembrava di essere ad un mercato, tanta era l’animazione
e la confusione che non lasciava capire bene i significati di tutti
quei discorsi che si rincorrevano nella notte. Poi,
quando i nostri sensi si abituarono al buio, iniziammo ad intravedere
le prime bancarelle con delle persone che avevano l’aria di
comuni venditori solo che le nostre orecchie udirono: Hascisch,
hascisch,… E poi: Marijuana,
ottima, appena colta… Ecstasy,
oppio,…polline, LSD, crach, sensimiglia… Era incredibile un vero mercato di droghe e noi che eravamo venuti per il blues, la musica della malinconia e della notte! Ma
non era finita, anzi…perché i nostri sguardi, finalmente,
lo inquadrarono, il tipo, in mezzo agli altri: gli occhi spalancati,
iniettati di sangue, sembravano pronti a schizzare dalle orbite per
saltarci addosso. Occhi allucinati, grandi, enormi ma che non ci
vedevano. La
pelle violacea e cianotica ospitava ruscelli di sudore fumante le
cui sorgenti sicuramente erano sotto il cespo di capelli crespi giallo
e azzurri appiccicati alla sommità del cranio. Due
orecchini brillavano e tremavano come stelle illuminando una barba
rada ed incolta e grosse labbra screpolate che non riuscivano
a trattenere la lingua edematosa con i suoi filamenti di bava luminosa
che si allungava fino a bagnare la maglietta. Strillava
e farfugliava, offrendo a tutti quelli che gli capitavano a tiro
la sua roba… Mi trovavo, con Boldo,
davanti ad un vero venditore di crach: una creatura al limite della
decomposizione con la faccia che stava insieme per miracolo! E poi
dicono che la droga fa male! A quel punto fissai Boldo che rispose al mio sguardo: un colpo di genio aveva colto entrambi: ci saremmo buttati nel bussiness! Ci
venne pensato che, dovendo stare fuori casa per venire a Pistoia,
avevo nelle tasche due scatole di psicofarmaci per la “terapia al bisogno” e, pertanto, insieme
cominciammo a gridare per mettere in vendita la nostra merce. Un vero successo!!! E’ davvero
stupefacente come un Tavor o un Entumin faccia effetto su certe persone. Sì, quella notte ci siamo veramente divertiti e, oltre ad aver guadagnato una discreta sommetta, il ricordo di quel ”Pistoia Blues” ci accompagnerà per
sempre!
Simone
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