Da alcuni anni, tra le politiche di integrazione sociale del DSM di Jesi, si é dato uno spazio sempre più ampio al turismo sociale.

Si é diffusa infatti la consapevolezza che uno degli indici più importanti di salute mentale e di benessere sociale (o perlomeno di un loro parziale ma significativo recupero) consiste nella riscoperta del piacere, inteso come esperienza che va oltre la soddisfazione dei bisogni  più elementari (diritto alla casa, diritto al lavoro o ad un'occupazione utile, cura di sé, ecc.) per poter cogliere aspetti della vita di relazione in una dimensione e in un contesto fuori del degrado mentale ed ambientale.

Quando gli utenti partecipano ad un soggiorno di villeggiatura si dà loro una possibilità concreta di scoprire o ri-scoprire il piacere che emana dalla vista di paesaggi di alto profilo estetico, scoprono o ri-scoprono la gioia di stare insieme in situazioni diverse da quelle della famiglia o degli ambienti di cura, dove sono invariabilmente identificati come un problema fonte di dolore mentre, in questa nuova dimensione, riescono a sentirsi un pò più uguali e meno diversi dalla cosiddetta gente sana.

Dopo le positive esperienze con l'Anpis in cui si facevano villeggiature in alberghi a pensione completa abbinate ad attività sportivo-agonistiche, si è pensato di andare oltre (pur conservando per i pazienti meno autonomi nel percorso terapeutico-riabilitativo tale tipo di esperienza).

Si é pensato dunque ad un turismo più sostenibile economicamente (e quindi più facilmente riproducibile) dove sono richieste maggiori competenze in termini  di responsabilità,  di autonomia e di abilità pratico-organizzative.

 

L'A.N.P.I.S. (www.anpis.it)

 

CARAVAN TERAPIA

VACANZE SARDE

GENOVA