Percorsi                                                                                                  Gruppo Discussione

 

                                  FAME

 

  Il Gruppo Discussione è un luogo fisico e mentale che accoglie gli utenti di Asiamente   con le loro angosce, i loro problemi e qualche volta anche con le loro speranze ed i loro progetti. Spesso il gruppo fatica ad avviarsi e la discussione si fa precedere da brontolii, vibrazioni telluriche, vapori  di tabacco sulfureo, finché non sprigiona tutta la sua energia caotica sotterranea all'esterno. Compito del gruppo è quello di incanalare la lava incandescente verso obiettivi e progetti perseguibili;  non sempre è possibile, soprattutto quando circola l'idea della morte e della malattia, che suscita sentimenti di paura e negatività, a meno che qualcuno o qualcosa emerga nel cuore del cerchio...

 

A cura di Paolo Ripanti per il Gruppo scrittura CD – Sollievo

“Fame”  è una poesia di Giuseppe Mancia

 

(I nomi dei partecipanti al gruppo, i fatti e le vicende narrate sono di pura fantasia, anche se sono liberamente ispirate a situazioni realmente vissute)

 

 

 

Ore 11, le sedie sono preparate a formare un circolo nel salone.

Ore 11.15, le sedie sono ancora vuote a parte Nunzia, che si copre la bocca e le narici per difendersi da immaginarie correnti odorose.

- Buongiorno, Nunzia. Puoi chiamare i ragazzi ché iniziamo il gruppo?

Mentre Nunzia si alza, impassibile, per andare alla ricerca degli utenti, sopraggiunge la caposala.

- Dottore, dottore, la disturbo adesso e poi non la disturbo più!

Il dottore arraffa il ricettario e incomincia a scarabocchiare un po’ di firme.

- Dottor Eros! - è la Hunzinker che entra in scena - Dottor Eros, dottor Eros ho bisogno di una medicina perché mi fa male il seno!

La caposala, impossessatasi del malloppo, toglie rapida il disturbo. Tamara, detta anche Huzinker. continua come un fiume in piena.

- ... E poi devo prendere due euri perché Federica non me li ha voluti dare ma io ci devo comprare le banane perché poi viene mammina e dopo si preoccupa e,,,

- Eh basta, finiscila di rompere il cazzo come se fossi una bambina!

- Giacomo ha ragione, - conferma Federica, educatrice - smettila di pensare sempre alla mamma! Hai 46 anni, te lo sei scordato? Certo, anche tu, Giacomo, c’è modo e modo…

- Dai, basta, sedetevi che cominciamo.

- Giusto, dottore, avete sentito? Sedetevi e fate silenzio, fate silenziooo!!!

Gli strilli della Hunzinker incredibilmente sortiscono un effetto insperato. Gli utenti che nel frattempo erano sopraggiunti sempre più numerosi, reduci dall’ultima sigaretta fumata in apnea forzata, si siedono disciplinatamente.

- Dottore, ieri siamo andati a mangiare il pesce. Era molto buono. Poi però ho visto mio marito!

- Eh, allora, Francesca, perché piangi?

- Perché, dottore? Mi ha detto: “Brutta porca, quand'è che ti ammazzo?”. Ho paura dottoreeee!

Tamara si unisce alla compagna: - Anch'io ho paura ad andare per strada, ce l'hanno tutti con me. E poi mi fa male il seno, la gola mi fa sangue e... Poi ci sono le zecche!

- Dottoressa, io ho paura della morte!

- Perché questi pensieri cupi, Francesca? Per via dell’incontro col tuo ex marito?

- No, è che mia sorella è andata dal dottore.

- E allora?

- E allora, dottoressa, le hanno trovato un cancro al seno e si dovrà operare!

- Mia madre è morta di tumore al seno, dopo qualche anno le aveva preso le ossa.

- Beh, speriamo che la sorella di Francesca sia più fortunata della madre di Federico.

- Dottore, a me fa male un seno!

- Sì abbiamo capito, Tamara…

- Tamara ci fa capire  che tante volte il malessere psicologico si manifesta con disturbi, dolori, che simulano inconsapevolmente malattie del corpo, anche se questo è sano…

- E allora perché io sto male, dottoressa?!

- No, tu fai star male a tutti noi! Ti lamenti sempre…

- In effetti Giacomo non ha tutti i torti. - Il gruppo si volta verso  Peppino, che prosegue: - Io, però, non sono favorevole all’eutanasia, neppure nel tuo caso, Tamara.

Per me la morte deve essere naturale: non si può farla morire per forza, anche se soffre.

- Io penso che una morte tranquilla, senza inutili sofferenze, sia meglio che trascinarsi per settimane o mesi senza speranza di guarigione.

- Tamara, sembri preoccupata, ma guarda che Cesare faceva una considerazione generale e...

- Io sono il Principe di Novara e lei non è un dottore, ma un sosia!

- Fermati Lucio, non te ne andare!

Ma Lucio è oppresso da una paura arcana.

- Se mi fermo, mi tagliano le cosce, non posso neppure mangiare!

Continua ad entrare ed uscire nel gruppo.

- Dottore, io vado in bagno.

- Fermati Fernando, il bagno e già occupato da Marisa! - sibila Federica l'educatrice. Fernando si ferma, indeciso, mentre Alberto ne approfitta per conquistare il centro del cerchio magico del gruppo e distribuire fogli, con sopra vergate rune misteriose e disegni criptici. I partecipanti, perplessi e sconcertati,  scrutano i fogli, che sembrano avere il potere strano di calmare per qualche istante l'agitazione crescente. Alberto è pago del risultato, si alza, esce dal gruppo per andare al telefono. Solleva la cornetta, mimando un misterioso dialogo in una lingua altrettanto misteriosa, fatta di gorgoglii, grugniti, risucchi di saliva, qualche schiocco di lingua, con una mamma che non c’è… mai dall’altro capo dell’apparecchio. Infine ripone la cornetta e torna a disegnare geroglifici, fuori dal cerchio.

- Con chi parlavi, Alberto?

Per tutta risposta Fernando riceve solo il sorriso serafico di Alberto.

- Ma non parlava con nessuno, stupido, non lo sai che parla da solo?

- Va bbè, ma che diceva?

- Ma che ne so? ‘Groan’ diceva. Adesso mi alzo e te lo faccio vedere bene: ‘Groaaaannnn’. Capito? Come quando qualcuno ha una grande fame, che finalmente riesce a saziare.

Fame

 

Vedi

se puoi morire

fallo piano

in silenzio e taci.

 

Noi abbiamo fame poi moriremo...

Morire è un soffio

se l'agonia è breve.

 

Non cercare un segno dell'indistinto

per un morire

così

brano a brano

 

Il gruppo è finito. Finalmente Nunzia può scoprire il naso e la bocca.

 

 

 

 

 

PERCORSI                                                                             I VIAGGI ESTIVI DI ASIAMENTE                                                                                                                                                                                                                                             

 

 

COCA COLA, CAFFE’ E  PIZZA

 

Anche l’estate di Asiamente è fatta di sole, vacanze e gite all’aria aperta: in auto, in pulmino, in barca, anche a piedi, con la fantasia. Comunque i nostri piccoli eroi viaggiano, si divertono e guardano il cielo. Ogni pomeriggio è diverso, i cambiamenti e le novità sono sempre dietro l’angolo, come la merenda. Tre cose, però,  rimangono salde, fisse, fondamentali: la coca cola, il caffè e la pizza.

 

Gabriella Tiribelli

 

 

Il mare

I viaggi estivi di Asiamente sono come le granite gelate: in pulmino, in auto e a piedi andiamo viaggiando e ci divertiamo. E’ la smania tentacolare della villeggiatura che ci afferra e delle merendone pomeridiane (mangiamo come lupi!). D’estate in qualche ufficio accaldato l’aria condizionata funziona a tutto volume e qualche persona che non se ne va in ferie è costretta sul serio a lavorare fino a tardi la sera. Il caldo in città sembra piuttosto soffocante. Prestabiliamo le nostre mete durante una piccola riunione all’interno della SRR e decidiamo per alzata di mano dove andare con Roberto e Daniele. Poi  i ragazzi prendono i soldi e le sigarette e via, si parte. Andiamo così a condurre la vita all’aria aperta. Terry fa confusione, dentro al pulmino Monica si è abbioccata, Gianni è silenzioso come al solito suo e Franco sul davanti parla moltissimo. Il bar Heidi è sempre pronto ad accoglierci come tutte le estati, con i suoi tavolini in legno rettangolari e le panchine arrotondate ai lati; un bicchiere di dissetante coca cola con il limone ci rinfresca. In quel punto c’è poca gente, la spiaggia sassosa è tutta per noi. Mare, aria salmastra, sole. Ci fa da tetto l’azzurro del cielo. Le onde  si infrangono sui sassi rotondi della spiaggia. Ci tuffiamo o no? Roberto, Daniele e Gianni si tuffano per una nuotatina, mentre con Roberto, che  si è portato dietro Asia, la cagnetta mascotte della SRR,  ce ne andiamo tutti sul lungo mare per una passeggiata, proprio quando il sole tramonta. Tutti insieme ritorniamo sul pulmino: Roberto inverte la marcia per riportarci  nell’entroterra.

Il greto

E siamo giunti sul greto del fiume. Serenella c’è giunta rotolando addirittura. Ci siamo levati le scarpe, i pantaloni e la maglietta, siamo rimasti in costume. Provavo un dolore acuto per via dei sassi, poi un pochettino mi sono abituata. Simone ha fatto tutta una corsa fino all’isolotto e di lì la massa di muscoli di cui è fornito ha avuto un guizzo e si è tuffato nell’acqua alta e gelata. Io e Serenella ci siamo fatte coraggio e… Via, in mezzo all’acqua! Marcello è corso in mezzo agli scoglietti. Mani che cercavano gli speroni sporgenti, piedi che saltellavano e infine Marcello si è gettato nel fiume più in su, dove l’acqua era alta. Io e Simone, intraprendenti, un po’ nuotando un po’ sfiorando gli scogli, afferrandoci ai tronconi caduti di traverso, abbiamo risalito tutto il fiume; mentre Fabrizio, un po’ pigrone, la testa fiera, restava là sull’isolotto a cercare qualche sasso ben fatto. Roberto ne ha combinate di cotte e di crude, mettendosi a nuotare, poi tuffandosi nel bel mezzo del fiume, infine arrampicandosi sugli scogli spuntati. Serenella, coraggiosissima, aveva qualche graffietto alle gambe. Dopo due ore circa di questa “goduria”, siamo corsi a rivestirci. Serenella ha ripreso la via maestra incespicando. Io faticosamente e i ragazzi svelti svelti siamo andati al bar più vicino, perché c’era venuta a tutti quanti una gran sete. Un bel bicchiere di coca cola e siamo ripartiti.

La diga

Il lago di Castriccioni è in montagna in mezzo a boschetti. Luogo di villeggiatura e di turismo, è un posto bellissimo con un baretto, le sedie e i tavolini. Quando ci andiamo è per nuotare e per il fresco. Monica si tuffa con me, Roberto ci segue e sguazziamo a lungo fra i canneti, che affiorano e abbondano. Vedo la gente sulla spiaggetta, facce note ad altre sconosciute: ragazzi e ragazzine mezzo addormentati, altri pieni di risorse e di iniziative. In lontananza si vede la famosa diga e noi alla fine del bagno freddo ci gustiamo il caffè. Ci siamo divagati e siamo stati i protagonisti di questo mondo. Monica infatti si calma un po’ e anche Peppe e Franco ritornano più quieti e si divertono di più sorseggiando la coca cola. E si riparte in direzione di Pian dell’Elmo, ufficialmente per raccogliere le more lungo la strada. Daniele guida, Gianfranco è già dentro il pulmino, Giovanni pure, io salgo, Giuseppe è sempre un po’ stravagante come al solito, Elvino sornione è pronto a chiudere lo sportello, l’infermiera Daniela all’ultimo minuto sale. Siamo partiti con il traffico caotico,  poi la strada  finalmente si snoda in mezzo ai boschi, tutta in salita e piena di quiete. A Pian dell’Elmo ci sono pochi “Campesinos” e sono sdraiati straccamente a perdersi nella marea di verde e di quiete pomeridiana. Ci sdraiamo un pochettino pure noi. Accanto alla staccionata passano due cavalli roani tenuti al lazzo, bellissimi, veramente due splendidi e fieri equini. L’aria di aperta montagna la sentiamo sul viso e sulle braccia nude. Gianni è accaldatello, forse per un bicchiere di vino di troppo. Gianfranco ‘vede’ la sua birra e non è un mistero per lui e per nessuno. Raccogliamo le more mature nere e rosse con Daniele, che si arrampica per i greppi come un capretto a cercarle e a raccoglierle, mentre Daniela è pronta con i sacchetti. Ne verrà fuori una buona marmellata per farci i dolci. Io salto di qua e di là in mezzo all’erba mescolata ai rovi. Giovanni, detto volgarmente Giannitto, si dà alla cerca eroicamente e si affanna nel tentativo di depredare i cespugli gravidi. Gianfranco, pigrotto com’è, si rifiuta di fare un simile lavoro e altrettanto scansafatiche è Peppe. E zompa lì zompa là, Daniele ora qui ora là e Daniela pure, finché non ce ne ritorniamo in città. Nella sera tardi si intravedono le luci notturne. Peppe vuole fermarsi subito dal tabaccaio per comprarsi le sue sigarette. Quieti quieti ce ne ritorniamo alla Srr.

La barca Creola

Siamo ragazzi e vogliamo divertirci! Per fortuna abbiamo la barchetella nostra: Creola con tutti i suoi diciassette metri! E allora che cosa si fa? Si parte con il pulmino guidato da Laura, senza dimenticare di fermarci lungo la strada  per la merendina all’immancabile bar. Sono le coca cola ghiacciate che ci piacciono, le compriamo e poi via verso il porto di Fano e verso un  traffico  un po’ caotico. Ma d’estate, si sa,  c’è la frenesia della meta turistica, c’è la febbre della giornata viva e godereccia un po’ per tutti. Si arriva a Fano, porto di mare sulla costa marchigiana. Qui procediamo lentamente, tanto da poter vedere sulla spiaggia un po’ di gente, che prende il sole. Ma noi corriamo verso la barca e anche questa volta ci aspetta una bella gita… Giovanni si è portato la canna da pesca, ma mi viene subito un dubbio: “Sarà un bravo pescatore, afferrerà con l’esca qualche pesce?”. E lo sento dire a Marcello: “Ma sì, andrà tutto bene, se ce la mettiamo tutta!”.  Marcello invece è più insicuro di lui. Silvia ed io lo lasciamo per metterci sopra il tetto della navicella, dove possiamo meglio sentire  il vento sulla faccia e soprattutto dove possiamo chiacchierare un po’(tanto). A nessuno di noi vengono le nausee,  a nessuno il mal di mare. In questo senso va tutto bene, perché lo skipper Stefano ci ha parlato di questi casi disperati. E noi, eroici, resistiamo. Intanto Marcello guarda l’orizzonte e le sue nuvole: speriamo che non se ne voli via! Ma la barchetta Creola, nata e costruita in Florida, che ha passato tante traversie e affrontato un viaggio avventuroso tra i flutti dell’oceano e le ire del dio Poseidone, proprio oggi ha avuto un piccolo disturbo al motore.  Ci vedevamo già tutti con i salvagente in mare, in mezzo alle sue onde enormi. Io e Silvia abbiamo smesso di parlare, lo skipper Stefano imprecava, il vento soffiava da est e da ovest e la barchetta rollava un tantinello. Alla fine e ben presto Creola è stata salvata da un grosso motoscafo, accorso in nostro aiuto. Gianni ha riposto la sua canna da pesca e il pesciolino argentato che aveva abboccato. Marcello ci è rimasto male, con la canna in mano, impavido, con un’aria così sognante, perché aveva sperato fino all’ultimo in una pesca abbondante. Ce ne ritorniamo a casa soddisfatti. Il caldo impera, specialmente in città.

 

 

 

 

 

 

RICORDANDO ELVINO

 

 

Il gruppo di Asiamente è partito anche quest’anno, il mese di gennaio, per partecipare alla manifestazione nazionale di volley di Tarvisio e per fare una vacanza. Uno del gruppo., all’improvviso, se ne va per sempre e forse non poteva esserci un luogo ed un tempo più adatti - se può esserci un luogo ed un tempo adatto per la fine di una vita - lassù, a Tarvisio, in una terra  di frontiere, dove limiti e confini esistono perché qualcuno li superi o li ignori. Elvino, appunto!  Chi meglio di lui, antico contrabbandiere di emozioni ed avventure? Però nel gruppo e in tutti quelli che lo conoscevano si è aperto un vuoto, una ‘vacanza’,  che noi tentiamo di colmare, almeno in piccola parte, con i ricordi che di lui serbano compagni ed amici.

 

Gruppo scrittura del CD – Centro Sollievo

 

 

E’ notte ed a Tarvisio ci stiamo godendo la vacanza noi ragazzi. Siamo in tanti: Franco, Monica, Gianni, Fabrizio, Marcello, Elvino… La neve è scarsa, è cambiato un po’ l’ambiente, ma nessuno di noi pensava mai che accadesse… Insomma che accadesse un fatto del genere… Monica  poi mi ha raccontato su di lui tanti piccoli particolari che, incastrati insieme come un grande puzzle, hanno ricomposto la sua vita … E comunque risulta chiaro che quando Elvino  andava in vacanza  era il tipo di uomo che voleva divertirsi ‘a tutti i costi’.  Io lo ricordo come un piccolo, grande uomo buono, pronto a costruire con il prossimo progetti e un ‘pochino’ anche castelli in aria. (Gabriella)

 

Era un uomo grande e grosso. Mi metteva un po’ di paura. Sembrava quasi un orso, però buono e pacifico.  (Maria)

 

 Era un extraterrestre. Non c’era domanda che poteva ‘sconfiggerlo’ e, secondo me, dentro aveva un vulcano che ribolliva.  (Federica)

 

Era un uomo serio e bravo.  (Novella)

 

Elvino era un uomo socievole, costantemente alla ricerca della libertà. Per questo io lo apprezzavo, anche se politicamente viaggiavamo su binari opposti.  (Fabrizio)

 

Io non lo conoscevo, ma dai vostri ricordi uno che passa a miglior vita, mentre si gode una vacanza, mi sa che era un simpaticone.  (Sofia)

 

                                                 

Io non parlavo mai con Elvino e quando lo facevo era per chiedergli sigarette. Ma erano più le volte che non me le dava, che quelle che me ne dava, almeno una…  (Gianni)

 

Per me era “Il Signore del Silenzio” e i suoi occhi parlavano per lui.  (Marzia)

 

Forse ha ragione Roberto, quando ci fa scoprire che Elvino continua a vivere dentro di noi.  (Paolo)