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I FUGGITIVI
Cronache di ordinarie fughe

Di Rachele Mancinelli
Interviste a cura di Gabriella Tiribelli
Asiamente, è l’Alcatraz jesina, dove si entra con facilità, ma dalla quale evadere è praticamente…routine. I vigilanti vigilano con occhi di ghiaccio, appostati in medicheria.
Ma a nulla valgono i loro sforzi! Oltre il cancello automatico si apre la via per la libertà e uomini intrepidi come il serpentino Walter o come Marcello, l’uomo che voleva il suo letto, si apriranno varchi verso gli oscuri tentacoli delle notti jesine, verso i neri artigli di albe umide.
Ma non soltanto loro sono i portabandiera della libertà per i Residenti
di Asiamente (R.diA.).
Leggende metropolitane raccontano storie di impavidi fuggitivi che si arrampicano
come lucertole sulle reti metalliche percorse da correnti di elettroserenase
e su per il poderoso cancello mobile e… inutile. Ma poi? vi chiederete.
Finiscono in ‘Repartino’!
Ma che conta questo insulso particolare? Non certo per chi sfida la Psichiatria!
‘I carcerieri’ infliggono punizioni, ma il seme della libertà attanaglia i R.diA.come un male viscido e subdolo che li porterà a cercare in tutti i modi di evadere, sopra ogni forza.
Libertà a tutti i costi in spregio di colossali misure di controllo.!
Così sono decine le fughe che si registrano nelle burocratiche ed asettiche cronache del “Quaderno delle Konsegne”: tragiche storie umane che sfociano in fughe eroiche di uomini e donne che credono nel principio della libertà.
Gruppi di discussioni, accaldate riunioni d’équipe del collegio delle menti più brillanti degli operatori jesini, chiacchere di condominii non servono ad arginare il fenomeno e gettano sempre più nello sconcerto le famiglie dei fuggiaschi.
Si arrivano a concepire misure preventive sempre più imponenti per cercare di circoscrivere il contagio libertino: ma il morbo, inesorabile, si espande con velocità cento volte superiore della SARS.
Le Istituzioni Psichiatriche emettono bollettini sulle fughe da arginare, sugli evasi ripresi, ma nulla sembra dissuadere il fuggiasco residenziale anzi, più il desiderio ‘oltre il muro’ viene repressoe più esso si esprime.
A riprova di ciò un’informativa riservata del SISMI, informativa di cui Capo Horn è riuscito ad entrare in possesso, dà per molto verosimile, se non sicura, la creazione di una setta segreta, RUNAWAY, con riti di iniziazione non ancora documentabili, cui avrebbero già aderito decine e decine di pericolosi soggetti, viscerali adoratori dei significati più oscuri della Fuga.
Attenzione operatori, i fuggiaschi, i fuggitivi, i reietti sono tra di voi e quando sentirete pronunciare il motto “contro il regime di detenzione comunitaria, l’alternativa è la fuga “ tremate: il prossimo balzo verso la libertà si sta per compiere!

Walter, finalmente, è seduto qui davanti alla scrivania ‘redazionale’ di Capo Horn, per rispondere alle mie domande sulle Fughe dall’SRR. Lui può essere considerato uno dei ‘fondatori’ di questo particolare stile di vita e, sicuramente, ne è uno dei massimi esperti. Vorrei fare la spiritosa e gli chiedo se è riuscito a trovare una caverna tra le montagne o una catapecchia nei boschi a basso prezzo, una volta in fuga, ma incontro subito lo sguardo pacato di chi è disposto a parlare solo seriamente di questioni così gravi.
“La prima volta, quando me ne fuggii Roma, dormii alla stazione da cui tra l’altro fui sfrattato all’una, ora di chiusura”.
G - “Walter, quante fughe hai all’attivo?”
W - Quattro anni fa consumai la mia prima fuga, a Roma, come ti ho già detto. Poi un’altra a maggio di due anni fa, il giorno della festa di Asiamente. In tutto, due Fughe vere, escludendo le ‘fuitine’, semplici uscite non autorizzate.
G - Com’è la vita di un uomo in fuga?
W - Con l’esperienza ci si organizza meglio: la seconda volta ho dormito una notte nella mia auto e poi in una pensioncina a basso costo”
G - Ti nutrivi di cosa? Bacche, radici, germogli d’erba…
W - Durante la mia prima fuga ho comprato un pacchetto di ‘Ringo’ che poi ho dovuto dividere con un barbone indigeno della stazione che era messo peggio di me. La seconda volta ho mangiato un panino al giorno, tutti i giorni, sul lungomare di Senigallia.”
G - Poi hai deciso di tornare per mancanza di denaro?
W – Veramente mi beccarono i carabinieri a Jesi mentre stavo prelevando da uno sportello bancomat per continuare il mio volo verso la libertà a Bologna, dove ero già fuggito con soddisfazione anni prima per assistere allo spareggio-salvezza Cesena-Verona (1 azero per il Cesena, gol del ‘Condor’ Agostini).
G - Ma questa è una terza fuga?
W – Sì, però non stavo ancora all’SRR, ma a casa mia.
G – Sei sempre fuggito con la macchina?
W – No, in genere utilizzo il treno, ma non disdegno neppure l’autostop.
G – Ma per i vestiti, l’igiene intima, le funzioni intestinali, chissà quanti disagi?
W – Mah, sai bisogna arrangiarsi, quando la fuga viene, vai con quello che hai indosso e poi ti arrangi.
G – Perché decidi di scappare?
W – Per un desiderio di libertà: qualche volta, come ti accennavo prima, é una cosa istintiva, è come un impulso che non si può reprimere o dilazionare, altre volte, invece, pianifico per alcuni giorni, ci ragiono sopra e mi preparo a cogliere il momento favorevole.
G – A quando la prossima fuga?
W – Quando Federica accetterà di venire a vedere con me Inter-Juve!
G – Chi vincerà?
W – La Juve, naturalmente e quindi temo che Fede, interista irreversibile, non verrà mai.
Marcello
Gabriella – Marcello, hai tentato la fuga dall’SRR più e più volte. Che sistemi adotti, come preferisci farlo?
Marcello – Sia a piedi, sia a cavallo, non ha importanza, in qualsiasi modo. Sei mesi fa, prima di assicurarmi un mezzo di locomozione, sono saltato dalla finestra della mia camera.
G – Fin dove sei arrivato? –
M – Quando la fuga riesce fino in fondo, la meta più lontana è Perugia un luogo di ‘conoscenza’…
G – Cos’hai mangiato quella volta?
M – Sigarette e caffè e per poco non rimango senza benzina!
G -Qund’è stata la tua ultima fuga?
M – Due mesi fa, a settembre del 2004: dovevo prendere il letto a casa del padrone, ma non sono riuscito nell’intento, cioè sono fuggito, ma il letto è rimasto al suo posto, non è andato come pensavo (o…come sognavo?).

G – Una volta all’esterno della struttura, come ti sei allontanato?
M – A piedi, mi sono avvicinato a Poggio Cupro, un luogo per me magico, come Perugia, del resto.
G – Di giorno o di notte?
M – Era verso l’imbrunire: preferisco le ore crepuscolari quando le ombre si allungano e le coscienze si accorciano (forse Marcello allude al fatto che quella è l’ora della cena, momento in cui la rigida sorveglianza degli operatori allenta la sua morsa, ora del raccoglimento verso il proprio sé più profondo, quando lo stomaco si prepare a secernere i suoi succhi di sapienza…).
G – E così hai scavalcato il mitico cancello dell’SRR…
M – Sì, e via verso il mio mondo!
G – Poi sei ritornato all’SRR?
M – Pensavo di volare insieme al letto, attaccato alla ringhiera.
Devo precisare con i lettori e naviganti che, successivamente, Marcello è stato protagonista di un genere di fuga mai visto prima d’ora: “la fuga all’incontrario”.
Infatti, poco dopo la fuga sopra raccontata, Marcello era stato dimesso per andare ad abitare in un Gruppo Appartamento, assieme ad altri due baldi giovinotti: per questo aveva bisogno del letto di cui sopra! Così, una notte, quando tutti dormivano, scavalcò con un balzo l’”inutile” (il cancello) per fuggire dentro il recinto dell’SRR-Alcatraz, per poi ritornarsene fuori con la bicicletta di Walter, presa in prestito, per andare verso Cupra. A far che ? direte voi.
Marcello non me lo ha ben spiegato, ma il fatto che abbia lasciato la bicicletta davanti a casa del padrone del letto fa pensare ad un avvertimento simbolico…
Questo è Marcello. Ah, come ci fanno sognare a noi povere donne, uomini coraggiosi come lui e Walter che fuggono via più volte da Alcatraz, addirittura scavalcando il cancello! Ah, che ginnasti professionisti del perdersi, senza macchia e senza paura!
A proposito di fuggitivi, chissà dove sarà Doriano in questo momento, uccel di bosco anche lui, perché se ne sarà andato dall’SRR? Potrò mai intervistarlo?
(Anche Doriano ha una sua esperienza in materia e per chi è interessato alle sue dinamiche può leggersi l’articolo Andata e ritorno e, per chi volesse approfondire ulteriormente la materia, é consigliabileanche la lettura di Natale sui Pirenei di Francesco, altro maestro delgenere).
E’ evidente che la fuga è un fenomeno complesso e affascinante; esistono innumerevoli tipi di fuga, alcuni dei quali si possono evincere dall’intervista. Altri rappresentano varietà minori come, ad esempio, l’imboscamento, di cui mi parla Umberto, caposcuola indiscusso del genere, sorta di fuga tattica nella quale il protagonista, in un sottile gioco a nascondino, pur non uscendo dal perimetro della struttura alcatraziana, si rende irreperibile per sottrarsi alle temute ‘attività’ che gli operatori, in un quotidiano miscuglio di stakanovismo e sadismo, tentano di infliggere ai poveri resiclusi.
Ma oltre alle fughe notturne e diurne, alle fughe calcistiche e a quelle alcoliche, alle fughe promesse e a quelle istintive il mio sogno non più nascosto è quella di imbattermi nel racconto di una vera, grande ed unica FUGA D’AMORE per la quale mi dichiaro personalmente aperta e disponibile, 24 ore su 24, tutti i giorni, compresi i festivi e superfestivi!
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