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 Capo Horn

A testa in giù


Alex esamina nuove prospettive di ricerca nell’ambito della psicopatologia del delirio e dell’allucinazione proponendo insolite e sorprendenti teorie esplicative della loro genesi con possibili ed immediate applicazioni pratiche.

Se solo avesse un’équipe di psichiatri, neurologi, genetisti, chimici, fisici…

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Un tecnico di Alexscienze segue la Posizione della Candela 

Ritengo che il problema della follia possa e debba essere affrontato esaminando l’allucinazione ed il delirio da una prospettiva diversa, che oserei definire  “inaudita” ed “invista”, che è poi la prospettiva utilizzata dai ragazzi di “Asiamente” nell’ambito della loro festa dal titolo “Sulle tracce dell’inaudito e dell’invisto”

Certamente la loro è una proposta formulata nel contesto di una ricerca artistica ed umanistica che dunque non ha un valore prettamente scientifico.

Io, al contrario, mi colloco nell’ambito della ricerca, fondata su tesi, antitesi e riproducibilità delle prove ottenute per definire in modo scientifico la prospettiva “inaudita” ed “invista” da cui è possibile poi  decodificare le manifestazioni più eclatanti della Follia, riconducendola, finalmente, nell’alveo della Ragione.

Allo scopo ho chiesto la collaborazione di alcuni atleti di “Asiamente Volley”, selezionando infine due soli atleti, in seguito a rigorosi test attitudinali, tra cui il fondamentale Quaglia Test (QT) da me elaborato.

Il QT, di cui non illustreremo i passaggi non essendo questa la sede opportuna, è unico per la sua facilità: i due prescelti sono stati i soli a non superarlo ed è proprio per questa loro incapacità che li ho selezionati!

Sono partito, infatti, dalla premessa che la Follia vada affrontata con del materiale umano il più scarno e rarefatto possibile, scevro da troppi pregiudizi e da troppe incrostazioni sovrastrutturali: se ci si riesce con i sopracitati soggetti, ci si riesce con tutti (e per non superare il QT bisogna essere veramente delle quaglie!)!

Ma veniamo alla mia ricerca. In che cosa è consistita, sostanzialmente?

I due atleti si sono posti a testa in giù, tenendosi in equilibrio con l’aiuto delle braccia e delle mani che afferravano la nuca: da questa prospettiva capovolta, con gli organi di senso della vista, dell’udito e dell’odorato (ma anche il tatto ed il gusto erano sottosopra!) e soprattutto con il cervello rimaneggiato sono riusciti a decodificare tutta una serie imponente di contenuti allucinatori e deliranti in modo sorprendentemente efficace.  In pratica sono riusciti là dove menti molto meglio equipaggiate delle loro avevano fallito.

Ora, se io avessi a disposizione un’équipe di psichiatri, di neurologi, fisiologi, genetisti, chimici e fisici potrei facilmente dimostrare che:

  1. 1 il delirio e l’allucinazione rappresentano una concezione della realtà diversa da quella usuale, ma altrettanto reale;
  2. il delirio e l’allucinazione veicolano idee insolite e quindi più pesanti di quelle convenzionali per cui esse sono più abbondanti negli strati bassi dell’atmosfera, ad un’altezza di circa 10-15 cm massimo, dove possono esser viste, non più “inviste” e finalmente non più “inaudite” con la posizione assunta dagli atleti di Asiamente. E’ infatti in questa posizione  che il cervello e gli organi di senso sono più vicino all’oggetto da percepire, mentre nella posizione normale tenderebbero ad utilizzare il cosiddetto “culencefalo”, assolutamente inadatto allo scopo.

La posizione assunta dai due atleti, di cui vi risparmiamo il nome per evidenti motivi di privacy, è stata da me battezzata “posizione della candela”, dato che getta una luce importante, anche se fioca, sulle tracce della Follia.

Ritengo opportuno che medici, psicologi e tutti gli operatori della salute mentale utilizzino la PC quando fanno un colloquio con i loro pazienti: li vedrebbero da un’altra ottica, comprenderebbero meglio le loro idee e forse li farebbero anche ridere!

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