Capo Horn
L'intervista
Radio la Colifata

 

DAL GIARDINO DEL BORDA

 

Radio La Colifata è una radio argentina che trasmette dall’interno dell’ospedale psichiatrico T. Borda di Buenos Aires ed è gestita da pazienti ed operatori. Un protagonista di questa esperienza, lo psicologo Alfredo Oliviera, sarà presente alla tavola rotonda “L’istituzione negata: prove tecniche di… rivoluzione”, in programma il 7 maggio alla rassegna “Malati di niente”, cui parteciperanno anche rappresentanti di un’emittente italiana simile: Radio Fragola di Trieste, nata nel 1984. A mettere in contatto la radio di Buenos Aires con la rassegna di Jesi è stata Susana Ciummelli, rappresentante di Ya Basta (1) , operatrice della Comunità Soteria e organizzatrice della rassegna. A lei si è rivolto Capo Horn per avere delle anticipazioni sull’importante esperienza, che da 14 anni utilizza lo strumento della radio, per mettere in comunicazione due umanità separate dalla barriera fisica e culturale del manicomio.

 

A cura del Gruppo scrittura Centro Sollievo

Com’è nata l’idea di andare a visitare Radio La Colifata a Buenos Aires?

Siamo andati come rappresentanti di Ya Basta, Giorgio e Fabrizio ed io anche come operatrice della comunità “Soteria”, insieme con Julio, rappresentante del movimento “piquetero” MTD (2) e psicologo, che ci ha accompagnato all’ospedale Borda.L’idea è nata due anni fa leggendo la rivista del giornale “Il manifesto”. C’era un articolo intitolato “Cose da pazzi”, che parlava di questa radio. Ci è sembrata un’esperienza che dovevamo conoscere meglio, sia perché eravamo stati pochi mesi prima in Argentina per un progetto di Ya Basta e saremmo dovuti ritornare, sia per certe affinità della radio con la nostra rassegna. In Argentina esistono ancora i manicomi e questa radio è un modo per buttare giù il muro, che separa le persone che sono dentro da quelle che sono fuori.

Come siete stati accolti e che realtà avete trovato?

Siamo stati accolti molto bene, anche perché incontrammo tanti figli di immigrati italiani con cui potevamo parlare la stessa lingua. Abbiamo consegnato loro la lettera di saluti di Rachele tradotta in spagnolo, che essi hanno letto. Loro sono abituati a ricevere visite, infatti ci hanno detto che ricevono più di mille e-mail al giorno, a tutte le quali non riescono a rispondere. Dentro la trasmissione c’è uno spazio per le interviste a chi va a visitare la radio. Per trovarla, girammo a lungo tra quei corridoi, imbattendoci in una realtà angosciante e molto diversa da quella della radio, tanto che mi colpì molto il vedere che degli ospiti dell’ospedale erano in uscita nel quartiere.Ma la radio è un’altra realtà, dove ci sono persone con diversi gradi di autonomia. Infatti delle trenta persone che partecipano alla trasmissione, non sono più tutti ospiti, ma anche volontari, come i due psicologi, i due assistenti sociali ed un ragazzo che gestisce la parte tecnica.

Quando è nata e come si è sviluppata la radio?

La nascita della radio risale a circa quattordici anni fa, quando lo psicologo Alfredo, allora al primo anno di psicologia, iniziò a fare volontariato nel Borda e contemporaneamente collaborava con una radio autogestita. Il direttore gli propose di raccontare alla radio cosa accadeva dentro il Borda e Alfredo decise di far parlare tramite un registratore i ragazzi ricoverati. Quanto registrato veniva poi trasmesso dalla radio, che riceveva le telefonate degli ascoltatori e le loro domande. Alfredo registrava le domande e poi le portava in ospedale, per permettere ai residenti di rispondere. Per questo si dice che la radio nasce come “radio senza antenne”, perché i primi componenti di essa comunicavano con l’esterno solo tramite un registratore. Col tempo la stessa gente che ascoltava apporterà diversi contributi, così che l’esperienza della radio andrà avanti e crescerà.

Perchè l’hanno chiamata Radio La Colifata, che significa Colifata?

Nel dialetto argentino, “colifato” vuol dire matto in senso affettuoso. Sono stati i pazienti dell’ospedale a proporre 40 nomi agli ascoltatori, che hanno votato e scelto il nome della radio fra i 40.

Qual è stato il percorso della radio nei 14 anni?

Quello che vi posso dire è che la radio è cresciuta in cooperazione varia con gli ascoltatori e i visitatori. Ad esempio all’inizio Alfredo al termine di ogni trasmissione si riportava a casa le attrezzature in metropolitana, perché la radio non ha un vero studio radiofonico, ma un giardino dell’ospedale da dove trasmette con il caldo e con il freddo e quando piove ci si ripara sotto gli ombrelli. Quando gli ascoltatori vennero a saperlo, gli regalarono una macchina, chefu soprannominata “Colifatomovil” (3). Dipinta da alcuni artisti e usata anche per le interviste esterne, non passava certo inosservata, dando visibilità in città all’esistenza della radio. Penso anche alla collaborazione delle radio più potenti. Radio La Colifata va in diretta in un raggio di circa 30 chilometri, ma poi la trasmissione, che inizia alle due del pomeriggio e finisce alle sette di tutti i sabati, vieneritrasmessa in tutto il paese da radio nazionali. C’è anche il contributo del video di due ragazze di Bologna sulle votazioni simboliche che la radio ha promosso all’interno del manicomio, in occasione delle ultime elezioni presidenziali del 2001, per protestare contro la sospensione dei diritti civili nei confronti di quasi tutti i pazienti psichiatrici. E ci hanno fatto vedere anche il contributo di un canale televisivo nazionale con una trasmissione sulla radio, i cui protagonisti compaiono con una tale spontaneità da sembrare attori veri. Lì si fa una critica ai film sui matti fatti da persone non matte, che non conoscono la realtà psichiatrica. Bella poi la sequenza del matrimonio del “colifato” (4) con la psicopedagoga, conosciuta durante una visita ad un’altra radio. Si sono sposati nella cappella dell’ospedale, dopo che la radio ha fatto un’inchiesta per trovare qualcuno che prestasse la giacca e la cravatta allo sposo. Ci hanno detto che la radio ha tanto successo: inizia ad essere conosciuta in tutto il mondo, anche grazie ad internet, e la stampa internazionale se ne occupa. I ragazzi di Radio La Colifata vanno a visitare altre radio simili, spesso vanno in Spagna, dove ci sono artisti di strada, tra cui Manu Chao, che sostengono questa iniziativa. Sono stati anche in Italia a visitare Radio Fragola di Trieste e Radio 180 di Mantova.

A quale pubblico si rivolge la radio?

Trasmette per tutti. Loro dicono che la radio è uno strumento per la comunità. Ad esempio c’era un ascoltatore che dopo aver ascoltato le trasmissioni ha scritto un articolo. Un dentista ha ascoltato la trasmissione e ha ripreso un progetto per la cura dei denti delle persone che prendono psicofarmaci. E’ uno scambio, una cosa reciproca.

Divulgano anche notizie?

Sì. Mi ha colpito molto che all’interno dell’ospedale ci abbiano parlato subito della guerra in Iraq, mentre all’esterno sia stata poco percepita e trattata. Sono più attenti e sensibili verso gli avvenimenti del mondo. Hanno fatto una trasmissione sulla guerra, mentre le altre radio ne hanno parlato molto meno.

Che differenza c’è tra la realtà psichiatrica italiana e quella argentina?

La cosa evidente è che in Argentina esistono ancora i manicomi, con la separazione in reparto uomini e reparto donne, con l’interdizione di quasi tutti i pazienti.

A livello riabilitativo sai se c’è qualcosa?

Io posso parlarti solo dell’esperienza della radio. So che dentro l’ospedale ci sono diversi laboratori. Da questi laboratori è nata anche la radio, che è appoggiata da alcuni e non accettata da altri. La radio è uno strumento di riabilitazione.

Che cosa ti è rimasto di questa esperienza e che cosa ti sei riportata in Italia?

La cosa che mi ha colpito di più è la loro spontaneità nelle riprese televisive, poi il rapporto di scambio tra l’interno e l’esterno che la radio è riuscita a costruire, infine la sua continuità e l’entusiasmo che durano senza interruzioni anche dopo tanti anni.

 

1- Ya Basta: Associazione di cooperazione internazionale per la libertà dei popoli contro il neoliberismo.

2- Movimento “piquetero” MTD: Movimento di lavoratori disoccupati argentino.

3- Colifatomovil: mattomobile.

4- Colifato: Paziente che collabora alla radio.

 

 

 

 

 

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