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    Problematiche ed esperienza personale

     Dalla comunità psicoterapeutica all’SRR-CD

       di Rachele Mancinelli

Nelle comunità psicoterapeutiche si lavora sul malato e si valorizzano gli aspetti positivi in quanto tale, mentre nell’SRR si lavora prevalentemente per l’inserimento socio-familiare. Questi due aspetti si integrano a vicenda...Personalmente non ho mai sentito dare etichette ai pazienti...

Buttatevi alle spalle i vostri pregiudizi e vedrete persone che stanno lottando per una vita migliore...

Da tempo ci si è trovati di fronte al problema della gestione di casi di malati mentali, di persone con malattie specifiche, comportamentali e caratteriali. Il quesito che si è posto all’attenzione dei responsabili della politica della tutela della salute mentale è questo: si può, e se sì, in che modo, riabilitare e contenere realmente persone con disagio mentale? Le vecchie strutture come il CSM (centro di salute mentale ), l’SPDCO (servizio psichiatrico di diagnosi e cura ospedaliero) sono in grado di fronteggiare i disagi mentali? In che modo? Spesso portano ad una cronicizzazione del disagio?

In effetti, quello del reparto psichiatrico è un circolo vizioso dal quale, una volta entrati, è difficile uscire. Perciò i responsabili nelle varie strutture che lavorano nell’ambito della psichiatria jesina hanno ammesso i loro limiti e finalmente creato una struttura alternativa alla vecchia psichiatria.

Questa struttura potrebbe essere l’SRR-CD (Servizio Residenziale Riabilitativo - Centro Diurno). Il Responsabile dell’SRR dott. Ripanti, coordinandosi col Primario del Dipartimento dott. Beccaceci e con la Responsabile del CD dott.ssa Strappelli, dirige questa struttura che, a mio parere, si differenzia per alcuni aspetti dalla comunità psicoterapeutica nella quale ho fatto esperienza per due anni e mezzo.

Nelle comunità psicoterapeutiche si lavora sul malato e si valorizzano gli aspetti positivi dell’individuo in quanto tale, mentre nell’SRR si lavora prevalentemente per l’inserimento socio-familiare. Questi due aspetti si integrano bene a vicenda, in quanto molte persone, che hanno iniziato un lavoro sul proprio io, necessitano comunque psicoterapeuticamente di reinserirsi nelle relazioni umane, nella famiglia e nel lavoro. Certamente l’SRR si prefigge di curare (con l’aiuto dei farmaci) e di comprendere (colloqui) i vari casi.

Personalmente non ho mai sentito dare etichette ai pazienti, ma ho visto un lavoro di équipe responsabile degli infermieri e degli educatori per rafforzare la personalità degli utenti. Questa nuova struttura ha sulle spalle un peso non indifferente, in quanto deve fare da tampone e da tramite tra malato e società. L’impegno è la base per la vittoria. La vittoria si ha quando un utente, dopo un percorso psicologico e lavorativo, è in grado di affrontare la società e la famiglia.

Il mio appello personale rivolto in particolare alla gente comune, ma anche agli operatori del settore, è di credere in questa struttura, nei suoi principi e in chi ci lavora. Entrate dalla porta dell’SRR, buttatevi alle spalle i vostri pregiudizi e vedrete persone che stanno lottando per una vita migliore.

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