I RAGAZZI DEL 2° PIANO
Il 2° piano a cui facciamo riferimento è quello della clinica privata “C.”, per malattie mentali. Si tratta di una struttura sanitaria tutt’ora esistente, reale, come ci testimonia lo stesso Roberto Petrini che vi ha lavorato tre anni come infermiere professionale e dove, soprattutto, ha imparato a scoprire la “bellezza” anche in quel luogo così improbabile (vedi articolo – box “Cosa sarebbe successo a U. e…cosa a me?”).
Oltre che reale e ‘tutt’ora esistente’ , “C.” è anche una clinica esemplare, non certo unica, dove le storie di cui abbiamo notizia grazie alle lettere ed agli appunti scarabocchiati su fogli volanti, forse in tutta fretta, sono le storie dei “ragazzi” (e delle ragazze) che lì, loro malgrado, vi hanno abitato.
Ma, in realtà, il 2° piano è ovunque negli anfratti e nelle pieghe più recondite del tessuto dell’umanità: è proprio in quegli spazi ignorati e dimenticati dai più che esiste sempre un ‘2° piano’, cioè un luogo fisico e mentale dove viene stipata e nascosta quella sofferenza indicibile e scandalosa che ‘quasi’ non può essere raccontata.
Queste lettere, spesso confuse e sconnesse, tentano di recuperare qualcosa di prezioso che appartiene a noi tutti: chissà quante sono, però, le lettere mai scritte o spedite o le domande, come quelle formulate nell’articolo di Roberto, che non trovano risposta?
A cura del gruppo scrittura SRR – CD, con la collaborazione di Roberto Petrini
Intervista a cura di Gabriella Tiribelli
VI, 30/08/97
Cara mammina,ti voglio tanto bene.Sto scrivendo vicino alla mia dottoressa bionda con i capelli ricci che mi ha dato questo blocchetto per appunti: ecco perché non ho un foglio grande. La dottoressa si chiama R.Mammina, ho capito da mia sorella Grazia Maria che forse domani mattina partirete per Cosenza. Mi dispiace tanto…non perché la mia sorellina ha due anni e sette giorni più di me… Voglio bene anchea Teresina. Capisco che Grazia Maria, tua figlia, ha più bisogno delle altre due sorelle: di Teresina che ha 6 o 7 case (una di queste case ce l’ha a Camerino - ha comprato la tua casa – ognuna le ha pagate 13 milioni e 633.000 lire). Grazia ha voluto 20 milioni, perché era più bisognosa di fronte alle tre sorelle: Vanna, Teresina e Concettina.Ti ricordi quando stavo con te e risparmiavamo sul termosifone che andava a gasolio e ti prendevo tre casse di quasi trenta chili di legna ognuna? Certamente, adesso, non potrei portare più di 10 chili di legna! Ho il cuore malato che palpita forte, forte…Tu sai leggere benissimo da sola perché hai studiato fino alla 1° media, dopodichè volesti andare dalle suore per ricevere un’educazione migliore. Ricamavi per te e per le suore ed anche per i tuoi genitori i baroni Ricciardi per parte di madre: tuo padre era conte! I tuoi fratelli studiarono nei migliori collegi: lo zio Alberto che era il primo, che tu preferivi, diventò ingegnere, l’altro, il più piccolo, zio Nanni, studiò Medicina, diventando medico-chirurgo a 24 anni, non specializzato perché il padre morì presto di malattia di cuore…Ti raccomando, mammina, mangia la carne e fai fare la spesa al tuo genero: non andare sola o, perlomeno, vai con Grazia Maria che ha la macchina, guiderebbe il marito!Potresti portare un milione: così potreste mangiare tutti, sia Grazia che Gina che ha due bambini bellissimi, sono più belli di tutto il mondo!Ti ricordi quando sposai? Avevo un viso bellissimo – lo si vede in una foto, da me preferita… Il viso era ingenuo, avevo 46 anni (!!!???) e mezzo e 9 giorni. Ero ‘verginissima’. Mi voleva un avvocato quando frequentavo la 3° magistrale: quell’anno fui costretta ad interrompere gli studi solo dopo un mese e mezzo perché avevo l’anemia e tu, mammina, mi facevi l’iniezioni.Dunque, dicevo, a 46 anni sposai verginissima, non avevo fatto l’amore con nessuno, era uno studente in legge, soltanto qualche bacio e niente più. Mi voleva, l’avvocato, venne a parlare di matrimonio con papà. Io aspettavo sotto il portone di Viale Dino Campana, davanti alle case popolari. Papà litigò con te, mammina,per la dote perché il nonno, tuo padre, aveva già promesso ad altri la dote…anche tu sposasti ‘verginissima’, a 18 anni e mezzo e allora si usava dare la dote prima del matrimonio. Anche le mie sorelle erano vergini, la più grande, Angela, sposò un usciere del tribunale, Carletti, laureato in tre facoltà...Angela aveva una macchia rossa sul petto, su una gamba ed alla testa, era una maestria, è morta con un tumore al seno, altri le erano venuti al fegato, al pancreas, in tutto il corpo. La curava il prof. M., pagavamo 100.0000 a visita…
Per il signore Anghieri Elvio – Macedonia:che confina con la Grecia
Carissimo Sposo Anghieri Elvio,
sono Gemma! Per piacere fai accompagnarti da nostro Fratello quanto prima chè io mi devo curare diverse malattie che non c’entrano niente con il manicomioe portati il cannone che questi schifosi mafroditi non vi fanno passare!
Grazie di tutto,
Gemma Anghieri detta Vanda Tommasselli.
Signore: Anghieri Elvio
Io, Gemma Anghieri, detta Tommasselli Vanda, presto mi vado a curare gli occhi dall’ Oculista, in via Amendola, n°45, a Jesi. Il motivo è che Taddeo, infermiere di V. I., mentre mi faceva la doccia, mi accecò con l’acqua bollente. Io gridai dal dolore, però a lui non importò niente e continuò a far scendere sulla mia testa acqua bollente. Il suddetto infermiere è mafrodito…
Io mi raccomando a te: che nessuno faccia con me la urna, né in chiesa, né in nessun altro luogo!
Questa non è la mia calligrafia: è cambiata e la ragione è che io ci vedo appena.
In questo ospedale io ci soffro molto e tanto… io spero di andare a casa mia, quando ritorno dalla visita dall’Oculista.
Ti mando tanti e molti saluti a te e a tutti i miei Parenti.
Gemma Anghieri detta Vanda Tommasselli
Gli schifosi, detti Mafroditi, tutti i giorni fanno i pidocchi che mi succhiano il sangue, mangiano le mie carni e miei tessuti. Sono rossicci, ----------, sono stufa di sopportare. Non ci tornare! Ah, rieccolo qua, tu mi metti la polvere per far nascere i pidocchi, mi metti in moto i pidocchi… Mi giova il carcere ed eccolo qua: io non avrei mai pensato che mi avrebbe trascinato in tale molto e tanto vigliacco fabbricato!
Vanda
Caro Federico,
scrivo questo foglietto per te affinché, quando lo ricevi, paghi una discreta somma di denaro per spese varie, almeno l. 100.000, per consumazioni al bar. Fatti vivo, così potrò bere caffè e cappuccino!
Spero che tu te la passi bene, allo spaccio, io qui sto a meraviglia: mangio, bevo e dormo; in più prendo delle medicine per rilassarmi.
Non sto ancora a dilungarmi in ciarle!
Saluti e abbracci
Tuo fratello Falco.
10/08/96
Ho avuto rapporti carnali con una donna per circa 10 anni
Gianfranco C.
Donato ha detto che è annoiato, Silvano mi sta guardando, io non so che scrivere, quell’altro mangia…
Ma che cavolo vuoi che scrivo! Mi fa male la pancia, ho caldo, mi slego le treccine perché mi hanno stancato.
Elisa.
Io, P. Umberto, pensavo prima di essere nato, che non nascevo gemello con mia sorella o mio fratello, ma che nascevo figlio unico, in Francia, nella Mosella a Mayeuvre-Grande. Poi, mia sorellaè nata anch’essa a Mayeuvre…
Fu proprio lì, in Francia, che ricevetti per la prima volta una radio-sveglia a cuffia…
Adesso è la seconda volta che rivedo l’Italia e che sono alla mia seconda vita da trattore “Massey-Ferguson”, anche se posso essere un camion “OM” o “FIAT”…e non me ne sono accorto del tutto!
Dal mese di giugno, con mia mamma e con mia sorella ho cercato invano una radio-cuffia stereo e invece, di secco, mi sono ritrovato con un lettore CD-audio, munito di display e sensore e con un enorme telecomando che, se mi ricordo, forse, forse, c’è da ribassare e alzare il volume.
Adesso aspetto di ri-uscire da V.I. e pensare che più di una quindicina d’anni fa avevamo una NSU Prinz-Elle nuova e che tutt’ora abbiamo la Renault 5 GT Super Cinque Super di mia madre, più una Vespa PK Piaggio 125S con radio e batteria marca Fiamm e non solo, perché con mia sorella, abbiamo un registratore e con mia mamma tre televisioni. Mia sorella ha una Peugeot 106 e…
Gabriella – Umberto,in che periodo sei stato ospite della clinica V.I.?
Umberto -Ci sono stato circa 9 mesi, interrotti da un breve rientro a casa.
G. – Che anni erano?
U. – Era il 1995
G. – Perché sei stato così tanto tempo a V.I.?
U. – Il perché non lo so!
G. – Come sei stato trattato in quella clinica?
U. – Sono stato trattato come un cane! Venivo spesso legato a letto per circa otto ore.
G. – Perché ti legavano?
U. – Forse perché non dicevo tutta la verità, oppure perché mi trovavano con tanti accendini nelle tasche.
G. – Perché tenevi così tanti accendini?
U. – Perché, Umberto, giustamente, voleva fare dei regali a quelli più vecchi di lui.
G. – Probabilmente era proibito tenere accendini per accendere le sigarette a letto…
U. – Umberto avrà anche sbagliato, però la punizione gli sembrava troppo dura.
G. – Ma esistevano altri motivi per cui ti punivano?
U. – Non riuscivo a camminare lungo la corsia e cadevo…mi tremavano le gambe dalla paura, la paura che mi mancasse qualcosa di bello.
G. – di cosa avevi paura?
U. – Mi sembrava di vivere in un piccolo inferno dove gli infermieri mi apparivano a volte come diavoli, a volte come angeli. Ciononostante io fumavo lo stesso!
G. – Che cosa ti mancava di bello?
U. – Mi mancava di bello l’immagine del mio amico L.G.che entra dentro la clinica con un camionper abbattere le mura dell’ospedale e liberarmi.
G. – Il camion esisteva realmente: che cosa trasportava?
U. – Portava le bombole dell’ossigeno…quelli sono stati i tempi più brutti di Umberto.
G – Quando hai saputo che stavi per essere dimesso, che cosa hai provato?
U. – Ho provato contentezza, però dentro di me è rimasta l’immagine della verità: sapevo stare in compagnia solo della madre e della sorella.