|
||||
LABORATORIO DI ARTETERAPIA
IMPAVEDSORT
Cronaca di un corso riuscito e di un nome mancato per il Centro Sollievo.
Gabriella Tiribelli
L’anno scorso abbiamo tenuto al Centro Sollievo un ottimo percorso d’arteterapia, guidato da Luca Lavatori. Egli avvertì che il corso sarebbe servito per tornare un po’ bambini, che si divertono e nello stesso tempo apprendono le tecniche del gioco e del lavoro di gruppo. All’inizio dell’attività eravamo un gruppo numeroso, ma dopo circa due mesi, per definire meglio l’attività, Luca chiuse definitivamente il gruppo, in modo che non potessero entrarci nuove persone. Così c’erano Marcello, Luca, Vittorio, Laura, Romina, Francesco, Giovanni, le tirocinanti Claudia e Giovanna, ed io. Ci siamo incontrati tutti i martedì e la base di partenzafu questa: su un foglio grande per terra spargemmo colori e in questo disegno colorato ognuno poi vi ha visto il suo animaletto, ripetendo i versi e le mosse di esso: il serpente che sibila e si contorce, il ranocchio che saltella e fa cra cra, il lupo che ulula alla luna, il gallo che fa chichirichi ecc. Da qui partimmo per sviluppare varie tematiche: abbiamo per esempio impersonato i nostri animaletti e li abbiamo fatti parlare. In seguito Luca portò delle pietre laviche. Su queste ciascuno ha scritto una storia, partendo dalle loro ipotetiche origine. Le abbiamo anche colorate e sistemate su un gran foglio davanti a noi. Le abbiamo portate a casa e quindi di nuovo al Centro Sollievo, per narrarne origine e cammino. Sviluppammo anche il tema degli extraterrestri, disegnando su un gran foglio per terra il corpo di un uomo dai mille colori. Francesco ha detto che proveniva da un altro pianeta. E successivamente trattammo anche il tema del viaggio e del ritorno. Ci siamo stesi dentro uno scatolone e poi ne siamo usciti. Personalmente mi sono rilassata moltissimo. E’ stato il punto culminante di tutta l’arteterapia e mai mi ero sentita così bene. Luca ci portò poi delle canne, cui abbiamo attaccato dei sacchetti pieni di sassi e poi in gruppo abbiamo sbattuto queste canne per terra, in modo che facessero rumore attorno ai nostri corpi sdraiati a turno. Alla fine d’ogni percorso ci abbracciavamo tutti quanti e cacciavamo insieme un urlo, che ci doveva servire da sfogo. Infine facemmo un lavoro di parapsicologia: ognuno ha scritto una lettera alla lavagna, dopo che avevamo disegnato il corpo di un ragazzo ed è venuta la parola “impavedsort”. Luca voleva chiamare così il Centro Sollievo e anche noi, ma per ragioni svariate non lo abbiamo potuto fare. Il Centro Sollievo si è tenuto il suo nome. Le sensazioni che ho provato io sono state bellissime, perché ho sviluppato la capacità di amare il mio corpo, la mia fantasia, le mie qualità artistiche. Ho provato la sensazione di essere accolta dagli altri e accettata per quella che sono, inoltre mi sono in parte liberata dagli incubi che una volta avevo. |
|
|||