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Verso il Foro degli Occhialoni
Un'ora su sentieri impervi, circondati da piante, fiori, colori,... Gli altri avranno notato la bellezza della natura incontaminata, se pensavano al caffè?
di Rachele Mancinelli
Mercoledì 19 maggio noi, ospiti dell’SRR e frequentatori del CD, insieme con quattro operatori siamo andatia San Vittore di Frasassi per una passeggiata naturalistica. Meta della nostra escursioneerano il Foro degli Occhialoni e l’antro della Grotta del Mezzogiorno.Eravamo tutti ignari di cosa ci aspettasse... Siamo arrivati a Pierosara conun pulmino e due auto; con noi c’era anche Asia, il nostro cane.L’aria era calda e ci aspettava, a nostra insaputa, un’arrampicata, un’ora su sentieriimpervi, circondati da piante, fiori, colori, che noi cittadini siamo poco abituati a vedere. Credo che, se qualcuno ci avesse ripreso, si sarebbe messo a ridere. Un gruppo più bravo andava avanti guidato da Claudio, un educatore che credeva di conoscere il percorso; un altro, dei meno bravi, arrancava dietro e per essi, fra i quali ahimè, l’avrete già capito, c’ero anch’io, è stata una vera e propria fatica.I monti intorno a noi si ergevano irti e imponenti, ricoperti alcuni da verdi alberi. Da lì, dove eravamo, si presentava ai nostri occhi l’immenso. Gli alberi si intersecavano tra loro e più salivamo per quel sentiero, più tutto si mostrava ai nostri occhi. Gli operatori ci aiutavano dicendoci dove mettere i piedi, come camminare, dove era sicuro, e ci tenevano invece dove non lo era. Il silenzio avvolgeva la natura fiorente, ma durante il percorso non credo che tutti, io per prima, ci accorgemmo di ciò, perché eravamo troppo presi a dove mettere i piedi, e a ridere e a parlare. Asia faceva avanti e indietro, dal gruppo che era avanti a chi era rimasto ultimo, come un cane pastore che vuole unire il suo gregge. ci fermammo per mangiare. Come era caldo, anche se avevamo trovato un posto all’ombra. Tutti parlavamo e ci divertivamo come matti, con Asia che aveva fame e cercava di mangiare il salame e i nostri panini. Da uno spiraglio tra i rovi intrecciati vidi un monte, e mi venne pensato se mai qualcuno si fosse addentrato in quella foresta e si fosse arrampicato su quelle rocce impervie: mi persi con la fantasia a quando tutto ciò era inesplorato, a quando non v’erano paesi, ma solo montagne, fiori, e tanto tanto verde. Apprezzavo la natura, guardai il cielo. Gli altri avranno notato la bellezza della natura incontaminata, se pensavano al caffè? Ero lì seduta e pensai alla selva di Dante, considerando quel sentiero pieno di tranelli, la vegetazione rigogliosa ma nello stesso tempo inquietante, le ombre, la luce che filtrava tra i rovi. Non potevamo seguire il percorso perché troppo pericoloso.Claudio alla fine del pranzo scattò qualche foto, poi raccolti i rifiuti, ci accingemmo a tornare indietro. Come all’andata, ben presto ci dividemmo in due gruppi: io ero di nuovo, ovviamente, nel gruppo di chi seguiva. A questo punto accadde un episodio divertente: Claudio cominciò a gridare a Giuliano, un infermiere che si trovava nel gruppo dei primi, di andare più avanti, perché voleva fare una foto al suo gruppo con un’angolatura non disturbata dalla vegetazione, ma Giuliano credeva che dovesse avvicinarsi al bordo strapiombante del sentiero e non proseguire per esso. Allora Claudio insisteva “andate più avanti!“ , ma gli altri erano appiccicati alla parete e non si schiodavano di un solo passo. Io ridevo come una matta e anche gli altri con me. Alla fine si sono capiti e il fotografo ha scattato soddisfatto la foto. Non so quanta strada ci allontanasse dal primo gruppo ma sembravano piccoli piccoli. In prossimità ormai del pulmino, ero rimasta buon‘ultima con Claudio, che prima fece una foto a me con un fiore di ginestra tra i capelli, che mi aveva regalato Cesare, e poi fece una foto a tutto il gruppo che si era unito. Arrivammo in paese, girammo un po', poi andammo a bere l’acqua sulfurea. Io, Giuliano e Tonino restammo su una panchina al riparo dal sole. E’ stata un’esperienza indimenticabile .
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