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              IL RUOLO DELL’INFERMIERE PROFESSIONALE NEL SERVIZIO  RIABILITATIVO RESIDENZIALE 

                         


L’infermiere professionale è una delle figure fondamentali che operano all’interno dei Servizi Riabilitativi. Esso fa parte di un’equipe composta da diverse professionalità (psichiatra, psicologo,assistente sociale, educatore) che deve confrontarsi con le diverse tematiche della riabilitazione.

Ha dunque un duplice problema: da una parte quello rappresentato dalla necessità di confrontarsi con colleghi che provengono da esperienze diverse (soprattutto gli educatori) e dall’altra quella più generale dell’inadeguatezza degli insegnamenti ricevuti che non preparano specificamente alla Riabilitazione Psichiatrica.

C’è da aggiungere, inoltre, che le esperienze in questo specifico settore della Psichiatria nella Vallesina sono recenti ed i modelli eventuali da seguire non sono ben codificati; certo è che l’infermiere professionale non può instaurare un rapporto strettamente ospedaliero per il quale, pure,è stato formato per anni.

Pertanto l’infermiere professionale deve mettersi in discussione perché la sua professionalità non è più sufficiente quando deve cercare di sviluppare una relazione significativa con il paziente.

Anzi, questa professionalità può risultare d’ostacolo perché rischia di cristallizzare il disagio psichiatrico e soprattutto umano del paziente, in una dimensione biologica, che è quantomeno parziale.

L’infermiere all’interno dell’SRR, dunque non ha solo il compito di somministrare terapie farmacologiche, ma anche e soprattutto quello di fare da supporto emotivo, di aiutare il paziente a controllare eventuali sintomi francamente psichiatrici (deliri, allucinazioni,ecc,…).

E’ quindi chiaro che le competenze tecnico-professionali di cui l’infermiere è dotato debbano essere integrate da altre competenze ed abilità: il ruolo diventa meno definito, perché più ampio, ma va comunque mantenuto.

L’infermiere deve fare uno sforzo di adattamento psicologico per relazionarsi con il paziente in un ambito contestuale molto vario: sa che ha di fronte una persona e non una diagnosi, sa che non è un "paziente chirurgico", "urologico", ecc., ma un individuo che soffre psicologicamente, sa che i suoi problemi sono simili ad altri, ma mai uguali.

Deve sorreggere emotivamente, aiutare, comprendere ed insegnare ciò che sa all’utente: tutto ciò deve essere fatto anche dalle altre figure professionali (medico, psicologo, educatore).

E’ evidente alla fine che non solo l’infermiere, ma anche tutti gli altri operatori debbano superare la limitatezza dei loro ruoli per incontrare l’umanità di chi soffre.


Rachele Mancinelli

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