info@asiamente.it

Percorsi

|Storia di Laura|Dalla comunità psicoterapeutica all'SRR|Il ruolo dell'nfermiere professionale nel Servizio Riabilitativo Residenziale|Un pesce uscito dalla lavastoviglie|Voglio andare a casa||Il primo TSO|  | Gruppo Solaris AMA |I ragazzi del 2° piano | Inferno o paradiso | Un giorno lungo un'eternità

GRUPPO APPARTAMENTO



      VOGLIO ANDARE A CASA… E CASA DOV’E’?


Il Gruppo Appartamento è un servizio del DSM in funzione dai primi mesi di questo anno, da quando Maria, Novella ed Elisabetta, tre signore rispettivamente di 63, 54, 39 anni hanno iniziato a convivere sotto lo stesso tetto di un appartamento situato a Jesi in via Scotellaro. Ad esse ultimamente si è aggiunta una quarta signora, Lucia che ha 43 anni. La struttura può accogliere fino a cinque ospiti, i quali abbiano compiuto un programma riabilitativo e raggiunto livelli sufficienti di autonomia. Il 26 Aprile scorso la redazione di Capo Horn è stata ospitata per un paio d’ore da Maria e Novella, che l’hanno accolta con cortesia ed hanno accettato di rilasciare un’intervista, rispondendo alle domande di Rachele, del dott. Ripanti, di Luca ed altri, sulla convivenza, sui relativi problemi, sulle aspettative future, su un ipotetico utilizzo promiscuo dell’appartamento, etc. Pubblichiamo qui i passi più significativi.

   
               
            Fortunato Depero – Paesaggio fantastico

R- Tu Novella, prima di qui dove stavi?

N- Stavo all’ SRR.

R- E tu Maria?

M- Stavo alla Comunità alloggio di Tabano.

R- Come ti trovavi all’SRR?

N- Bene. Facevo una vita regolare, tutto era programmato. Mi ero ambientata. Anche qui ho una vita regolare, è stato tutto programmato.

M- Io a Tabano non stavo male. Qui ci sono dei momenti piccoli con delle sfumature, in cui senti che ti manca l’affetto. Mi piacerebbe avere più amici. Non riesco a capire il fatto che prima a Tabano stavo con quindici persone ed ora mi trovo solo con due persone, che soffrono come me. Tuttavia, sì a Tabano stavo bene, ma qui sto molto meglio, ho più libertà.

R- Problemi ne avete?

M- A volte abbiamo dei litigi, Novella mi risponde per le rime, ma poi tutto passa. Novella è come se fosse la direttrice di tutti noi. La lista della spesa la facciamo in due, però è lei che decide sempre tutto. Si deve mangiare in bianco, dobbiamo mangiare due fettine al giorno e alle sette in punto si deve cenare. Dopo mi dice che sono "cagnarola", ma io quello che vedo storto lo dico.

R- Oltre i problemi della cucina avete altri problemi?

M- No, andiamo d’accordo. Ieri siamo andate per il corso e facciamo lunghe passeggiate. C’è solo l’intoppo della cucina.

R- Voi avete passato diversi stadi: un servizio ospedaliero, una comunità ed ora una casa famiglia. Il futuro come lo vedete?

M- Io lo vedo così: ho mamma che ha 83 anni ed è malata, ma io voglio tornare con tutta l’anima a casa con lei.

N- Lo stesso io: se mi aggiustano casa, vorrei tornare a casa mia.

R- Pensi di lavorare, di impegnarti in qualcosa, con l’uncinetto come fai adesso?

N- Penso di impegnarmi in qualcosa che mi riempia la giornata.

R- Questo cambiamento, come l’hai vissuto, dalla comunità alla casa famiglia?

N- Giorno per giorno l’ho vissuto. Lo vivo alla giornata.

R- E’ dura?

N- No, tiro avanti. Affronto i problemi a mano a mano che si presentano.

R- E tu Maria?

M- All’inizio è stato più leggero, poi quando siamo state insieme è stato più pesante, adesso

però è tutto più facile. Pure io, quando andrò a casa, avrò mille cose da fare.

R- Dall’esperienza che hai avuto prima all’SRR, cosa hai appreso?

N- Ho imparato a stare tranquilla con l’attività.

R- Qui in casa famiglia cosa stai imparando in più?

N- La pazienza.

R- Quello che stai apprendendo da questa situazione di vita, come pensi di riportarlo nella tua vita futura?

N- Io ho buone intenzioni per ritornare a casa mia. Se invece, dovessi continuare a stare sempre in comunità, il futuro lo vedo brutto… a stare sempre in mezzo agli altri. Dopo questo vedo la casa di riposo.

R- E’ pesante per te stare con gli altri?

N- No, cerco di adeguarmi. Però la vita che facevo prima a casa mia, non ce l’ho più.

R- Se stai da sola, rischi di avere una vita monotona, sempre uguale. Se ti isoli, non apprendi niente di nuovo.

N- Io sto bene anche da sola. Ci sono stata trent’anni.

R- Maria ti ha insegnato tante cose, tu hai insegnato qualcosa a lei?

N- Io non le ho insegnato niente.

M- Come no! Tu mi hai insegnato tante piccole cose ed io pure qualche piccolo suggerimento te l’ho dato.

R- Un esempio?

M- Ho cercato di trasformarla un pochino nel modo di vestire: l’ho spinta ad andare dal parrucchiere.

R- Vi stimolate a vicenda anche nel vivere quotidiano?

M- Per esempio ho imparato a prendere l’autobus per venire da voi all’SRR. E di ciò ringrazio Novella mille volte per la sua compagnia e disponibilità.

R- Una volta tornata a casa, pensi di richiuderti dentro a fare i lavori tuoi o pensi di avere contatti con altre persone, con amici…?

N- Penso di uscire con le amiche e andare a passeggio.

Dott- Quante amiche hai a Cingoli?

N-. Ce ne ho una, Giuseppina.

Dott- Quanto tempo è che non la vedi?

N- Da prima di Pasqua. Mi ha telefonato a Pasqua per farmi gli auguri.



Dott- Quanti anni ha Giuseppina?

N- Ha due anni più di me.

Dott- E’ sposata?

N-. No, è da sola anche lei.

Dott- Hai pensato mai di invitarla?

N- Sì, ha detto che ci sarebbe venuta, però quando non lo so. Adesso lavora, quindi viene quando ha tempo lei.

Luca- Vorrei sapere se anche io potrò andare in una casa famiglia oppure no.

N- Devi saper cucinare, pulire...

M- Dopo devi fare come una donna, e poi devi aspettare il parere del medico, e poi c’è tutta una serie di cose… Noi abbiamo aspettato 7 mesi.

Dott- Voi avete detto che questo appartamento è per le donne!

N- Perché ci sono tutte donne e a metterci anche un uomo non va bene.

Dott- Che ne pensate, che possa venire anche un uomo?

N- No, è meglio solo donne.

M- E’ che abbiamo due bagnetti vicini. Se ci metteremo anche gli uomini, che casino faremo la mattina!

Dott- Quindi dovrebbero essere stati disposti in modo diverso?

M- Se erano disposti diversamente, si sarebbe potuto anche fare. Altrimenti sempre con la vestaglia sopra… Invece noi siamo più in libertà.

Dott- All’inizio non si era detto che necessariamente ci doveva stare solo donne.

M- Infatti lo sapevo pure io.

Dott- Dipende anche dalla possibilità che abbiamo noi a livello di strutture logistiche. Se qui si decideva che era una casa mista, non c’erano problemi.

R- Quindi qui è solo per le donne? Ma è stato detto così oppure il progetto era una casa mista?

Dott- Il progetto non era ben definito, però sappiamo che nel Bresciano, ce lo diceva il nostro supervisore, c’è una casa mista. E per certi aspetti era positiva: perché voi due siete signore mature, lui un ragazzo giovane, potevate fargli da zie. Quindi non c’erano grandi problemi, tranne quello che dicevi tu Maria.

R- Sì, ma quello è un problema di convivenza. Come hanno bisogno loro di una casa famiglia, potrebbe averne bisogno Luca o qualcun altro di sesso diverso da loro. Adesso, se c’è questa struttura qui, per mia opinione si potrebbero cambiare le esigenze: per esempio mettersi l’accappatoio per andare in bagno. Non è giusto privare altre persone dell’aiuto e di un cammino che si può intraprendere qui.

M- Noi non priviamo nessuno, però è meglio cinque donne, perché ormai noi ci siamo affiatate.

R- Vi potreste affiatare anche con un uomo.

Dott- Scusate, ma in una famiglia ci sono uomini e donne!

M-N- Sì però qui non è un parente.

N- Tra donne ci sopportiamo di più, tra uomini ci sono anche cose differenti

R- Ci sono due bagni, fate uno ciascuno!

Dott- Tu Luca che ne pensi, te la sentiresti di andare a vivere con loro?

Luca- Io sì.

Dott- Però delle obiezioni che facevano, che ne pensi?

Luca- Penso che sono giuste, però dipende molto anche da loro. Allora se non è misto, io dove potrei andare?

Dott- Forse c’è la possibilità di un altro appartamento.

Luca- In un appartamento misto sono d’accordo anch’io.

N- Vuoi andare in casa famiglia anche tu?

Luca- Sì.

N- Come mai?

Luca- Per tirarmi fuori un po’ dall’SRR.

N- Dopo devi fare il CD, mica sei proprio libero!

Dott- Lo fate perché siete costrette?

M- A me non ha detto niente nessuno. Quando vengo al CD mi trovo bene. L’unico punto negativo è che dopo pranzo non mi posso riposare.

Luca- Da quando siete venute qui, venite anche al CD. E’stata una scelta obbligata oppure no?

M- Questo non lo so proprio.

Dott- Diciamo che fa parte di un progetto terapeutico.

                torna alla pagina iniziale

|Storia di Laura|Dalla comunità psicoterapeutica all'SRR|Il ruolo dell'nfermiere professionale nel Servizio Riabilitativo Residenziale|Un pesce uscito dalla lavastoviglie|Voglio andare a casa|